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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #18


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
10.05.2026    |    13.373    |    4 10.0
"Il suono umido e osceno delle sue dita che entravano e uscivano dalla mia fica si sentiva chiaramente sopra la musica soft di Ed Sheeran che suonava in sottofondo..."
Quel pomeriggio la casa era più viva del solito. Zia Carla e suo figlio Marco erano venuti a trovarci. Carla è la sorella maggiore di papà, solo un anno più grande di lui, una donna ancora molto attraente, divorziata da dieci anni, con quel fascino maturo e sicuro di sé che mamma a volte invidiava. Marco, invece, era il mio cugino grande. 25 anni, 1,80 di altezza, 80 kg di muscoli ben distribuiti, prossimo alla laurea magistrale in Ingegneria. Da piccola lo avevo sempre ammirato: era il ragazzo più grande, forte, protettivo. Adesso era diventato un uomo vero, con la mascella squadrata, gli occhi scuri e un sorriso che mi faceva ancora un certo effetto.
Ero vestita in modo molto provocante: una minigonna jeans vertiginosa che a malapena mi copriva il culo, un top corto bianco che lasciava scoperto l’ombelico e un reggiseno push-up che esaltava il mio seno. Sapevo che Marco mi guardava. Lo sentivo.
Durante la cena, mentre tutti parlavano del più e del meno, ripresi l’argomento che mi frullava in testa da giorni.
«Papà, mamma… ho deciso. Voglio andare a vivere da sola. Con Laura. Abbiamo trovato degli annunci interessanti vicino all’università.»
Mamma posò la forchetta, sorpresa. Papà mi guardò con un’espressione difficile da decifrare: un misto di preoccupazione e qualcos’altro.
«Veronica, non lavori. Come pensi di mantenerti?» chiese mamma, la voce già tesa.
«Troverò un modo. Posso fare la cameriera, dare ripetizioni… non voglio più dipendere da voi per tutto.»
La discussione si accese. Mamma era contraria, papà più cauto. Io insistevo, sentivo il bisogno di avere uno spazio mio, di libertà, di intimità con Laura… e soprattutto con papà, senza il rischio costante che mamma ci scoprisse.
Marco, che era rimasto in silenzio fino a quel momento, mi guardava con ammirazione. I suoi occhi scivolarono sulle mie gambe nude sotto la minigonna, poi risalirono al mio viso.
«Se volete, potrei condividere l’appartamento con voi» disse all’improvviso, con tono tranquillo. «Io lavoro già da due anni, sono economicamente indipendente, e sono single da un po’. Potrei aiutare con l’affitto e dedicarmi meglio alla tesi. Tre stanze, ognuno la sua privacy.»
Carla, la zia, illuminò subito il viso.
«Ma è un’idea fantastica! Marco è serio, responsabile. Veronica starebbe con una persona di famiglia, non con degli sconosciuti. Io lo trovo perfetto!»
Papà rimase in silenzio, ma vidi un lampo nei suoi occhi. Mamma invece sembrava meno entusiasta, ma non disse nulla di contrario.
Io restai pensierosa. Da una parte l’idea mi tentava: Marco era affidabile, simpatico, e avere un ragazzo in casa poteva essere utile. Dall’altra… volevo la mia intimità con Laura, volevo poter invitare Silvia quando volevo, e soprattutto volevo poter vedere papà senza dovermi nascondere troppo. Con Marco in casa sarebbe stato più complicato.
«Ci devo pensare» dissi alla fine, possibilista. «Ma l’idea non mi dispiace.»
Nei giorni seguenti Marco mi accompagnò a vedere alcuni annunci. Camminavamo insieme per le strade, visitando appartamenti. Lui era gentile, premuroso, mi apriva le porte, mi dava consigli pratici. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano un po’ troppo a lungo. Sentivo che mi guardava in modo diverso da quando eravamo piccoli. E io… lo guardavo anch’io.
Mentre tornavamo da una visita, in macchina, gli dissi:
«Marco… sei sicuro di voler vivere con due ragazze?»
Lui sorrise, tenendo gli occhi sulla strada.
«Con te e Laura? Sicurissimo.»
Il suo tono era caldo. Troppo caldo.
Io guardai fuori dal finestrino, il cuore che batteva un po’ più forte. La mia vita stava diventando sempre più complicata… e sempre più eccitante.
Papà era ancora in Messico. Mamma usciva spesso con Moses. Laura mi mandava messaggi maliziosi. E adesso c’era anche Marco, con il suo corpo da uomo e quello sguardo che mi seguiva.
Quel “sicurissimo” mi risuonava ancora dentro la testa come un’eco calda e pericolosa. Eravamo fermi al semaforo rosso, l’auto di Marco impregnata dell’odore di pelle calda, del suo dopobarba legnoso e di quel leggero sentore muschiato di uomo che mi stava facendo girare la testa. Fuori, il tramonto umbro tingeva tutto di arancione e oro, ma dentro l’abitacolo l’aria era già densa di qualcosa di proibito.
Sentii la sua mano destra lasciare il cambio e posarsi sulla mia coscia nuda. Un tocco caldo, deciso. Le dita callose di chi lavora con le mani scivolarono lentamente verso l’alto, sotto l’orlo della mia minigonna vertiginosa.
«Marco… ma cosa combini?» dissi con voce strozzata, fermandogli il polso. «Sei mio cugino, lo ricordi? Smettila per favore.»
Il mio tono voleva essere severo, ma uscì più tremolante di quanto volessi. Marco fermò la mano, ma non la tolse. I suoi occhi scuri mi fissarono per un lungo secondo, seri, intensi, come se stesse valutando quanto potessi resistere.
Il semaforo era ancora rosso.
Poi riprese a muovere la mano. Lentamente, inesorabilmente, salendo fino a sfiorare il bordo delle mie mutandine. Sentii le sue dita calde premere contro la stoffa già bagnata. Un brivido violento mi attraversò la schiena.
«Marco, se non la smetti scendo dalla macchina ora» dissi, la voce più bassa, quasi un sussurro. «Se sono questi i presupposti della nostra convivenza, allora cominciamo male.»
Lui non rispose subito. Il semaforo diventò verde. Invece di ripartire, mise di nuovo la mano sulla mia coscia e la fece scivolare decisa fino alla fica. Due dita premettero con sicurezza contro le mutandine, sentendo quanto ero fradicia.
Un sussulto mi sfuggì dalle labbra. Aprii la bocca per protestare, ma in quel momento Marco mi guardò dritto negli occhi con una calma quasi spaventosa e disse, con voce bassa e profonda:
«Apri le gambe.»
Fu come se quelle due parole avessero premuto un interruttore dentro di me. Tutto il mio autocontrollo, tutta la mia razionalità crollarono in un attimo. Le gambe mi si aprirono da sole, quasi contro la mia volontà. Marco infilò due dita sotto le mutandine e le spinse dentro la mia fica calda e bagnatissima.
Un gemito lungo e roco mi uscì dalla gola. L’odore della mia eccitazione riempì l’abitacolo, dolce, intenso, leggermente acidulo. Marco mosse le dita dentro di me con sicurezza, curvandole, toccando punti che mi facevano tremare le cosce. Il suono umido e osceno delle sue dita che entravano e uscivano dalla mia fica si sentiva chiaramente sopra la musica soft di Ed Sheeran che suonava in sottofondo.
«Sei proprio dolce…» mormorò, togliendo le dita lucide e portandosele alla bocca. Le leccò lentamente, assaporando il mio sapore, gli occhi fissi nei miei.
Non riuscii più a resistere. Mentre lui ripartiva, infilai la mano nei suoi pantaloni. Il suo cazzo era durissimo, grosso, caldo, che pulsava contro la stoffa. Lo tirai fuori mentre guidava più lento. Era bellissimo: spesso, venoso, la cappella lucida di liquido preseminale.
Mi abbassai e lo presi in bocca. Il sapore era forte, virile, leggermente salato. Lo succhiai con passione, la testa che andava su e giù sul suo grembo mentre lui cercava di guidare. Le sue dita mi accarezzavano i capelli, spingendomi più a fondo. Sentivo il suo cazzo pulsare sulla mia lingua, il sapore che diventava sempre più intenso.
Dopo pochi minuti lo sentii irrigidirsi. Mi spinse la testa giù e venne. Fiotti caldi, densi, abbondanti mi schizzarono direttamente in gola. Ingoiai tutto, senza perdere una goccia, gemendo intorno al suo cazzo mentre il suo sapore mi riempiva la bocca.
Quando mi rialzai, avevo le labbra gonfie e lucide. Lo guardai con un sorriso malizioso e gli dissi, la voce ancora roca:
«Allora è brava la tua cuginetta?»
Marco parcheggiò sotto casa, il respiro ancora pesante. Mi guardò con quegli occhi scuri pieni di desiderio e di qualcosa di più profondo.
«Sarai una bellissima coinquilina…»
Il giorno dopo andai da Laura. Il sole del pomeriggio filtrava tra le tende leggere della sua camera, colorando tutto di un oro caldo e soffuso. L’aria profumava di vaniglia, di bucato fresco e di quel leggero sentore dolce della sua pelle che ormai conoscevo bene.
Le mostrai le foto dell’appartamento che avevo visitato con Marco: un bel trilocale luminoso, con balcone, vicino all’università. Laura era entusiasta. I suoi occhi neri brillavano mentre guardava le immagini, già immaginando la nostra vita insieme.
«Veronica, è perfetto! Finalmente una casa tutta nostra… non vedo l’ora!»
Mi abbracciò forte, ridendo. Sentii i suoi seni premere contro i miei, il suo profumo che mi avvolgeva. Non le dissi nulla di quello che era successo in macchina con Marco. Non ancora. Volevo tenere quel segreto un po’ per me.
Quando fummo sole nella sua camera, la porta chiusa, l’atmosfera cambiò all’improvviso. Laura mi spinse dolcemente contro il muro, le mani che mi scivolavano sui fianchi. Mi baciò ovunque: sul collo, sulle labbra, sul seno sopra la maglietta. I suoi baci erano caldi, umidi, affamati. Le sue dita mi sfiorarono tra le gambe, sopra i jeans, poi più decise.
«Mi sei mancata…» sussurrò contro la mia bocca.
Le sfilai la maglietta, lei fece lo stesso con la mia. I reggiseni volarono via. Le sue mani mi strinsero i seni, i pollici che giocavano con i capezzoli già duri. Io le abbassai la gonna e le mutandine insieme. Lei fece lo stesso con me.
Laura mi fece sdraiare sul letto e si inginocchiò tra le mie gambe. Mi aprì le cosce con dolcezza e si abbassò. La sua lingua calda e bagnata mi leccò lentamente la fica, assaporando ogni goccia del mio desiderio. Gemetti forte quando infilò la lingua dentro di me, muovendola con passione, succhiandomi il clitoride con avidità. Poi scese più giù e cominciò a leccarmi il culo, la lingua che girava intorno al buco sensibile, spingendosi dentro con dolcezza.
«Laura… sì… così…» ansimai, accarezzandole i capelli neri.
Non resistetti. Mi girai, la presi per i fianchi e la posizionai sopra di me. Iniziammo un 69 stupendo. La mia lingua affondò nella sua fica dolce e bagnata mentre lei continuava a leccarmi con passione. I suoni erano meravigliosi: il risucchio umido delle nostre lingue, i gemiti soffocati, il rumore della saliva e degli umori che si mescolavano. La musica di The Weeknd suonava piano in sottofondo, bassi profondi che vibravano nel petto mentre ci divoravamo a vicenda.
Laura infilò due dita dentro di me, poi tre. Io feci lo stesso con lei. Le nostre fiche erano fradice, dilatate, accoglienti. Aggiunsi un quarto dito. Laura gemette forte contro la mia fica. Spinsi più a fondo, sentendo la sua carne calda e morbida che mi stringeva.
Venimmo quasi insieme. Io per prima, schizzando forte nella sua bocca con getti caldi e abbondanti. Laura tremò violentemente subito dopo, inondandomi la faccia con i suoi succhi dolci mentre il suo orgasmo la travolgeva.
Restammo così per qualche secondo, tremanti, sudate, i visi lucidi dei nostri umori.
Poi mi girai, la abbracciai stretta e la baciai dolcemente sulle labbra, assaporando il nostro sapore mescolato.
«Mica ti dispiace che condividiamo casa con Marco?» le chiesi piano, accarezzandole una guancia.
Laura ricambiò il bacio, la mano che mi stringeva dolcemente un seno, il pollice che giocava con il capezzolo.
«Assolutamente no» rispose con un sorriso malizioso. «E poi… è un bel ragazzo.»
Il suo tono era leggero, ma nei suoi occhi vidi un lampo di curiosità e di desiderio. Io sorrisi contro le sue labbra, il cuore che batteva forte.
La nostra nuova vita stava per cominciare.
E sarebbe stata molto più complicata – e molto più eccitante – di quanto immaginassi.
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